Come creare una capsule collection: consigli per artigiani e slow brand

Come creare una capsule collection: consigli per artigiani e slow brand

Come creare una capsule collection

Hai un piccolo brand artigianale? Fai uscire i nuovi pezzi senza molta logica o hai sempre progettato grandi collezioni? Oggi voglio darti qualche spunto per rendere più sostenibile la tua attività, attraverso la progettazione di piccoli lanci.

Cos’è una capsule collection e perché non è un guardaroba capsula.

La capsule collection è una curata selezione di capi o di prodotti che non segue le stagionalità classiche e che si presenta in formato ridotto rispetto a una collezione tradizionale. Da non scambiare con il guardaroba capsula che indica, invece, una selezione di capi del proprio armadio costruita per avere un guardaroba ridotto, ma versatile.

È della prima che ti voglio parlare oggi, focalizzandomi sul concept, ossia su come strutturare un’idea originale, combinare i tuoi pezzi e comunicare, attraverso la tua collezione, la tua unicità.
La logica di una capsule collection, infatti, è molto simile a quella che sostiene la progettazione di un brand, ma su scala ridotta.

Se il termine “capsula” richiama i viaggi nel tempo o le capsule spaziali, anche la tua capsule avrà lo stesso scopo: sarà la porta per raccontare un pezzo del tuo business e del tuo mondo.

 

Come creare una capsule collection.

Il lavoro freelance ha un andamento altalenante, ma puoi avere più controllo sui risultati e porti obiettivi realistici, scegliendo di utilizzare la logica dei lanci. Non più pezzi aggiunti, senza una ratio, sul tuo e-shop, ma piccole caspule collection, composte da un numero limitato di prodotti, da annunciare con dei contenuti di anticipazione (teasing) al fine di creare aspettativa e consapevolezza (awareness) sul tuo brand.


Fai una ricerca di mercato.

Le capsule collection ti permettono di rendere più sostenibile il tuo business, evitando di svalutare i tuoi prodotti “buttandoli fuori a caso” e allo stesso tempo diminuendo il rischio che correresti puntando tutto su grandi collezioni. Ti permettono di posizionarti, lanciare un messaggio preciso, dire chi sei, quale stile proponi e a chi ti rivolgi.

Ecco perché sarebbe bene che la tua capsule collection fosse frutto di una ricerca di mercato che ti possa aiutare a focalizzarti sulle tendenze, sulle preferenze e sulle abitudini di consumo di chi ti sceglie.


Disegna una mappa.

Se hai già avuto diversi clienti, forse hai già individuato delle caratteristiche ricorrenti; prova a immaginare la tua persona tipo e le sue scelte nel corso dell’anno, in concomitanza con festività, ricorrenze, stagionalità e disegna una mappa.

La tua mappa sarà quella che nel campo dello User Experience (UX) design si chiama experience journey map, ossia una mappa che racconta i momenti di interazione fra il tuo cliente ideale e il tuo prodotto e mostra come evolve questa relazione nel corso dell’anno.

Se, per esempio, ti rivolgi alle mamme con figli a carico, sai già che, nel corso dell’anno dovranno far fronte alle spese per i libri scolastici o, se ti rivolgi a piccoli business, che giugno è il momento in cui si pagano tasse e anticipi, e così via… Pensa anche alle stagioni e agli stati d’animo, alla voglia di uscire in primavera e di leggerezza estiva. O, ancora, se ti rivolgi a persone con una precisa collocazione spaziale, valuta le abitudini locali.

Tieni a mente questa mappa per distribuire le tue collezioni temporalmente e selezionare i tuoi capi o prodotti. Cerca di mantenere però, una certa flessibilità. Se, per esempio, fenomeni culturali o avvenimenti (es. una pandemia) inattesi influiscono sulla tua mappa, modificala e ricalibra la tua comunicazione.

Scomponi e decodifica le tue ispirazioni.

Se sei abituato a lavorare in modo intuitivo, lanciando pezzi in ordine sparso, le capsule possono essere molto utili per diventare più consapevole di chi sei e delle tue ispirazioni e per proporti in modo coerente. Questo lavoro a monte, però, sarà assolutamente necessario e, se non hai mai lavorato sulle radici del tuo brand, parti da lì.

Cosa intendo?
Ne ho parlato qui: Visione di business: la scintilla della tua cultura aziendale
E anche qui: Cos’è la brand personality

Fatto? Una volta riprese le redini della tua comunicazione, potrai progettare la tua capsule o la tua serie di capsule, che, supportate da una strategia di marketing, ti permetteranno di lanciare messaggi e raggiungere precisi obiettivi economici.


Diventa progettista.

A questo punto però, dovrai fare tua la logica del progettista, passando alla realizzazione dei pezzi solo dopo aver pensato alle idee per le tue mini-collezioni. In questo modo, per esempio, potrai assicurarti che le stampe che scegli per i tuoi tessuti non siano scelte solo perché “ti piacciono”, ma per rispondere a un tema definito a monte. Creerai, così, una rete di rimandi narrativi, sostenuti dal nome e dalla descrizione della tua collezione che saranno le chiavi di lettura delle tue scelte e ispirazioni.

Non è più bello vestire una storia che un capo? O magari berla in una tazza da tè?

Fai ingegneria inversa.

Se questo modus operandi non ti appartiene e hai sempre lavorato in modo più intuitivo raggiungendo comunque buoni risultati, potresti fare “ingegneria inversa”, tenendo un diario in cui prendi nota dell’origine delle tue ispirazioni.

Noterai che, anche quando ti sembra di “scegliere a caso” sei guidato da leitmotiv e pensieri ricorrenti. Ti basterà esplicitarli per iniziare a buttare giù qualche idea, diventare più consapevole delle tue scelte artistiche e mettere da parte ciò che non è più coerente.

Esempi di capsule collection: seleziona il tuo messaggio.

capsule collection

Ora che sai come e perché le capsule collection possono aiutarti nella tua promozione e nella tua attività, arriviamo al dunque: quali obiettivi puoi associare al lancio di una capsule? Eccone alcuni:

 

Comunica il tuo immaginario e differenziati.

La ragione principale per la quale si sceglie un prodotto non è nei vantaggi pragmatici, ma nei valori, nelle storie, nelle emozioni di cui è vestito. Sfrutta la tua capsule per raccontare una storia, così ha fatto Anna Elardo con Otra Vez, lanciando Fabula, descritta con queste parole.

“Una capsule nata per sogno, per rappresentare la fiaba della giovinezza e della spensieratezza, del desiderio di libertà e di convivialità. Un pic nic all’aria aperta significa sole, prati verdi, amici che condividono la semplicità dei piccoli momenti. Quelli indimenticabili.

Come una farfalla che ti si posa sulla spalla, o il profumo di una fragola.

Non c’è minaccia in questo bosco che si veste di morbida seta e fluida viscosa: tessuti impalpabili che raccontano il tuo “C’era una volta”, in un connubio perfetto tra romanticismo e audacia. Scegli “Fabula” per le tue occasioni più speciali!”

Fai spazio alle linee secondarie!

Se nel tuo studio del cliente ideale, ti sei accorto che, oltre al prodotto che offri, ci potrebbe essere lo spazio per qualcosa di diverso e complementare, proponilo in una piccola capsule collection e testa l’interesse attorno a quel prodotto.

È il caso della linea Wax Melt di Hyggekrog, brand di candele, d’ispirazione hygge, creato da Jennifer, che ha proposto anche una piccola collezione “di pezzetti di cera profumata da sciogliere nel brucia essenze”, proposti assieme a dei brucia-essenze in ceramica.

 
Comunica la tua visione.

Una capsule può nascere per raccontare il “perché” del tuo brand, condensandolo in pochi pezzi essenziali e significativi. Una capsule di questo tipo è ideale per cominciare a raccontarti, se non l’hai mai fatto, per far conoscere gli elementi differenzianti del tuo brand o per comunicare i tuoi valori.

È il caso del Progetto Quid e della collezione ReBlossom, così descritta:

 “La collezione Progetto Quid PE21 ReBlossom sboccia rivelando un invito: a rifiorire, ancora, sempre e comunque, in un continuo rinnovamento. Una speranza che si veste di una forma inedita, diventando ripartenza e occasione per continuare a far gemmare bellezza: come quella dei capi Progetto Quid, nati da tessuti di recupero di grandi aziende di moda Made in Italy, creati da chi ha saputo reinventare la propria storia.”

Comunica i materiali, le tue scelte, le sensazioni.

Un’altra opzione è quella di creare le tue piccole collezioni variando i materiali e mettendoli al centro della comunicazione assieme alle sensazioni e ai ricordi che risvegliano.

Un caso studio molto interessante, se si parla di concept mono-materici, è la capsule Linen e Soul di Nivule + Pesci Rossi.

“Con questi capi vogliamo farvi indossare l’estate.
Vogliamo che le loro forme morbide creino piccole correnti d’aria sulla vostra pelle, come fanno i vicoli di una cittadina di mare. Vogliamo donarvi la freschezza leggera di un abito ampio, la magia di sceglierlo per una domenica in campagna, a chiacchierare con gli amici di sempre sotto le fronde di alberi altissimi. L’estate è un sentimento, in fondo. E per noi ha la leggerezza profumata del lino.”

Collabora per ampliare il tuo pubblico.

Unire le forze con un’altra realtà artigiana o con un creator, può aiutarti a far viaggiare lontano la tua comunicazione e raggiungere nuove persone in target, ampliando la tua audience.

In questo caso la capsule sarà la sintesi di visioni e filosofie differenti e, proprio per questo, sarà interessante, per chi ti segue scoprirti in una veste differente.

È il caso della collaborazione della content creator Serena, A Tale in color con Fattyfatty, una capsule collection dal sapore vintage, creata per vestire donne curvy ed esaltarne la bellezza.

 

15 idee per una newsletter creativa.

15 idee per una newsletter creativa.

15 idee per una newsletter creativa

Se hai letto la mia pagina Chi sono, lo saprai già, sono una designer per formazione e mi piace ricondurre tutto a una struttura.

Diversamente da ciò che si pensa, infatti, le strutture non limitano la creatività, ma la amplificano, perché il pensiero creativo ha bisogno di guide e scintille per accedersi e creare soluzioni originali.

Avere un progetto velocizza i tempi di scrittura, perché ti aiuta a identificare subito il taglio con cui affronterai quel contenuto. E non solo, ti permette anche di usare la newsletter per farti identificare con semplicità ed essere più riconoscibile.

In questo articolo voglio darti 15 idee per creare una newsletter che ti sappia ispirare nella scrittura, che si faccia leggere con piacere e che rafforzi il tuo brand.

Le basi per una newsletter di successo.

Una newsletter di successo è l’espressione della tua identità online, parte dall’ascolto della tua community, ha degli ottimi oggetti e ha un obiettivo comunicativo specifico e diverso da quello che hai scelto per gli altri canali.

Potresti focalizzarti sulla costruzione di una forte reputazione, sulla relazione, sulla riconoscibilità o definirne uno più specifico, assieme a un professionista che si occupa di strategia.

In base al tuo obiettivo e al tuo business, puoi lasciarti ispirare dalle tipologie che ho selezionato per te.

 

Newsletter d’ispirazione

Una newsletter d’ispirazione raccoglie una serie di spunti da proporre per vivere la propria settimana in modo più connesso, può contenere rituali, citazioni, visualizzazioni, stimoli sonori e disegni. Perfetta anche per chi, alla scrittura, predilige altri linguaggi.

 

2 Rassegna del mese o della settimana

La newsletter in forma di rassegna è una delle più diffuse: è una raccolta degli appuntamenti, dei tuoi contenuti più rilevanti del mese o della settimana.

Proprio perché è molto diffusa, però, per differenziarti dovrai lavorare molto bene sulla qualità degli spunti proposti. È prediletta da chi non ama soffermarsi troppo a leggere e vuole essere sicuro di non perdersi tutte le tue comunicazioni più importanti.

 

Lesson learned e mindset

Questa tipologia di newsletter si presta molto bene alla forma narrativa ed è utile a risaldare il legame con chi ti segue, a rafforzare il tuo personal brand, ad anticipare le possibili obiezioni all’acquisto.

È anche molto semplice avere sempre nuove idee, perché prende spunto dal tuo vissuto e dalle lezioni che hai imparato lungo il cammino, per condurre la conversazione verso una tematica inerente al tuo “biz” e affine ai tuoi lettori.

 

Newsletter tematica

La newsletter tematica si concentra su un tema molto specifico, ma abbastanza ampio da poter essere portato avanti nel tempo. Per creare una newsletter tematica è necessario profilare bene chi ti segue e individuare un interesse comune che sia coerente con il tuo brand. L’esempio perfetto di newsletter tematica è “Il lunario” di Arianna Testi (Holistic Business Strategist): un appuntamento fisso con le stelle, che è sempre divertente leggere.

 

5 News di settore, release o aggiornamenti

Le newsletter di questo tipo sono molto specifiche e sintetiche, perfette per chi si occupa di innovazione a ogni livello e ha, quindi, la necessità di essere sempre al passo coi tempi. Offrono agli specialisti del settore le ultime novità imperdibili su: algoritmi, dati e tecnologia.

 

 6 Elenco di strumenti, software, libri

Sei un bookblogger o un nerd della tecnologia? Ti piace esplorare ogni volta nuovi strumenti e metodi per essere più creativo, per creare un make-up sensazionale o per la pianificazione e gestione del tempo?

Questa tipologia di newsletter è simile alla rassegna, ma in questo caso puoi rifarti a fonti esterne e magari approfittarne per fare affiliate marketing, prendendo una piccola percentuale sulle vendite prodotte attraverso i tuoi link.

 

 7 Club esclusivo

Hai presente le tessere fedeltà? Un club esclusivo funziona allo stesso modo, con premi per i clienti fedeli e per i fan più affezionati.

In questo caso, potresti giocare sul naming e sulle immagini per ricreare virtualmente un ambiente fisico di scambio e condivisione: un ascensore, un caffè, una sala d’attesa, una sala da tè, la sala del parrucchiere, in cui si chiacchiera delle ultime esclusive novità in modo leggero e informale, e ci si racconta aneddoti, storie, trucchi del mestiere.

Se sei un artigiano puoi suggerire attività originali ed esperienze che coinvolgano i tuoi prodotti o che raccontino il tuo immaginario.

 

 8 Dietro le quinte

La newsletter perfetta per un artigiano o per un artista. È un portale per entrare nel suo mondo di idee, ricerca di materiali e ispirazioni, setting, organizzazione del lavoro.

Il luogo in cui raccontare nuove idee a cui stai lavorando e concedere piccole anteprime, condividere le tue collaborazioni con altri artisti, professionisti, artigiani, chiedere un parere sulle tue scelte creative.

 

 9 Newsletter eserciziario

Se, nel tuo campo, la pratica è tutto, crea una newsletter che metta alla prova i tuoi iscritti con degli esercizi. Questa tipologia di newsletter è perfetta anche per chi ha un podcast o crea abitualmente contenuti video di approfondimento (es. dirette) che possono diventare il “la” per invitare chi ti segue a mettere in pratica ciò che proponi e, magari, per suggerire una consulenza personalizzata o una revisione.

 

 10 Newsletter con regalo

Una newsletter con regalo può essere creata “una tantum” o essere un appuntamento mensile, all’interno del quale inserire checklist e piccoli materiali utili.

Bombardare chi ti segue di materiali gratuiti, invece, non è mai una buona idea, è poco sostenibile sul lungo periodo, stordisce chi ti segue che è confuso dalla troppa offerta e svilisce la tua professionalità.

Il lato positivo di una newsletter regalo è che puoi sfruttarla per dare struttura al tuo lavoro e implementare nuove procedure che rendano più veloci le tue attività quotidiane. In che senso?

Per esempio, puoi creare delle checklist che ti permettano di dare forma e metodo alle competenze che hai interiorizzato, testarle su di te e proporle a chi ti segue.

 

11 Cambia formato

Con i giusti software, è un modo semplicissimo per riproporre in forme diverse i tuoi contenuti. Se il tuo target predilige la forma scritta, invia lo script o la trascrizione di un tuo video, di un’intervista o di un podcast; se preferisce l’audio, puoi inviare per mail una versione audio dei tuoi articoli, di un webinar o di un video Youtube.

 

 12 Newsletter “cartolina”

Se sei un nomade digitale o un travel blogger, un’idea molto carina è quella di usare la newsletter per dire a chi ti segue dove ti trovi in tempo reale.

Puoi strutturarla graficamente come una vera e propria cartolina o scegliere volutamente delle immagini “vere” che ti mostrino in quei luoghi.

 

 13 Casi studio

Parlare di casi studio accresce l’autorevolezza del tuo brand. Puoi farlo inserendo la storia di un tuo cliente entusiasta del percorso fatto assieme, usando un nome di fantasia o chiedendo a lui l’autorizzazione e magari inserendo, a corredo, la sua recensione.

Oppure puoi inserire la sintesi di un progetto, con il link sul tuo sito alla pagina di approfondimento.

 

 14 Newsletter dimostrativa

Una newsletter dimostrativa è perfetta, soprattutto se sei agli inizi e non hai un portfolio corposo di progetti da mostrare.

Come funziona? Sarai tu a darti delle sfide creative su dei progetti immaginari e, di volta in volta, ne condividerai il risultato, per poter dare un’idea a chi legge di quale sarebbe il tuo contributo professionale e qual è la trasformazione che puoi produrre.

 

15 Newsletter “mista”

In base alle tue esigenze comunicative, puoi creare anche una newsletter suddivisa in più sezioni, combinando alcune delle idee che ti ho proposto oggi.

Poliedrica, la newsletter di Caleidoscopy, nasce proprio così!

Ha una sezione dedicata al personal branding e alle lesson learned, una parte di rassegna e una parte con tre ispirazioni che raccontano le tre dimensioni del mio metodo: visiva, verbale e narrativa.

Suggerimento avanzato: puoi anche decidere di scorporare queste parti, alternando una rassegna o una mail di news, a una mail in cui hai la possibilità di aprirti e raccontare meglio chi sei e, magari, potresti mandare l’una e l’altra versione a due diversi sottogruppi del tuo target, suddivindendolo in base agli interessi.

 

Ti ho dato qualche idea?

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Naming: cos’è e come trovare un nome memorabile

Naming: cos’è e come trovare un nome memorabile

Come trovare un nome memorabile

 Per naming si intende “l’arte” di dare un nome a un progetto, che si tratti del nome di un’attività o del nome di un servizio o di una newsletter.

Oggi ti racconto il mio metodo per trovare un naming memorabile in grado di “andare oltre la punta della lingua” e farsi ricordare.

In alcuni casi potrai spaziare con la fantasia muovendoti all’interno della tua area semantica. In altri casi dovrai fare i conti con la capacità del tuo nome di posizionarsi sui motori di ricerca, con i domini liberi, con la semplicità nell’associare il tuo nome a un servizio.

Ci sono naming didascalici che spiegano e orientano, naming evocativi che fanno sognare, naming ironici e così via, a seconda del tuo stile di comunicazione, del tono di voce e della strategia.

E i naming perfetti? I naming perfetti semplicemente non esistono, perché un nome suggerisce, ma non può svelare tutto. Un nome può creare curiosità, ma soprattutto deve offrire una chiave di lettura per il tuo mondo.

Quando un naming deve fare i conti con la SEO?

Se il nome che stai cercando è relativo alla tua attività o a un progetto che deve posizionarsi su un motore di ricerca (Google, Youtube), dovrai fare i conti con la SEO e, nel primo caso, anche con la disponibilità del dominio.

Ho chiesto alla SEO Expert Rosaria Losco di Fedro Digital, quali sono le caratteristiche che un nome deve avere per essere “amico di Google” e comparire fra le prime pagine fra i risultati di ricerca.

“Quando si parla di SEO non si può non pensare alle keywords, inserirne una all’interno del naming è sicuramente un’ottima mossa. L’attenzione sta nel trovarne una che sappia rispecchiare il core business del brand e che abbia una certa specificità (es: “auto Roma” o “auto usate” sarà sicuramente più interessante della keyword generica “auto”).

Altro fattore importante è la lunghezza, fai in modo che il nome comprenda al massimo 3 parole (brevi!), keyword compresa. E poi evita i trattini e i caratteri inusuali, sono entrambi comportamenti “spammy” e, come tali, poco apprezzati da Google.

Infine, sii originale! Evita un nome che possa generare confusione con altri brand più noti. I motori di ricerca si accorgono facilmente che gli utenti non sono realmente interessati a te.”

Per verificare, invece, la disponibilità del tuo dominio, ti basta cercare su Google “domini liberi”, troverai così diversi risultati dove poter inserire il nome che ti piace, seguito dall’estensione .it o .com.

Anche qui, la scelta dell’estensione dipende dalle tue esigenze, .it è meglio posizionato sul mercato italiano, .com si adatta meglio a un sito multilingue. La scelta, in ogni caso, non è così vincolante e, negli ultimi tempi, si stanno diffondendo anche estensioni fantasiose (.food, .pizza, etc.).

 

È vero che se non lavori sulla SEO del tuo naming nessuno arriverà sul tuo sito web?

Non necessariamente, dipende dalla strategia che decidi di attuare per veicolare traffico verso il tuo sito web. Per esempio potresti puntare sul tuo blog, fare affidamento sui social media, partecipare a eventi pubblici, promuoverti in gruppi Facebook o, ancora, sponsorizzare i tuoi contenuti.

In alcuni casi, la scelta giusta è una scelta di compromesso che non vada a scapito della chiarezza, ma che rispetti le sfumature del tuo brand.

 

Quando ti serve un buon naming?

Spesso ci si limita a pensare in modo minuzioso e originale solo al nome del proprio dominio o brand, trascurando servizi, contenuti gratuiti (freebie), iniziative e newsletter.

In realtà lavorare sui nomi della tua offerta a pagamento e gratuita potrà rivelarsi una scelta vincente per migliorare la percezione di valore dei tuoi contenuti ed essere ricordato più facilmente.

Con un buon lavoro a monte di progettazione delle fondamenta del tuo brand, sarà più facile trovarne di originali e coerenti con il tuo stile di comunicazione.

Esempi? Se il tuo brand avesse un immaginario legato al vento, potresti individuare dei nomi per i tuoi servizi trovando le denominazioni di venti particolari o di antiche divinità legate al vento, o ancora di oggetti che simulano il vento o che lo sfruttano a loro vantaggio.

(Se vuoi approfondire il tema dell’immaginario, ti consiglio di leggere questo articolo in cui parlo di brand personality.)

Potresti anche giocare con il tono di voce, specialmente se questo si ispira a particolari sottoculture o periodi storici. È il caso del birrificio britannico Brew Dog, autore della celebre birra Punk Ipa.

 

Come trovare un naming memorabile?

 

Mappa concettuale, brainstorming e sinossi.

    La fase 1 di ricerca di un buon naming è quella del brainstorming.

    Quest’attività non è per tutti banale da realizzare, perché richiede l’allenamento a mettere da parte l’autocensura e scrivere su carta tutte le parole chiave che vengono in mente e che sono legate al progetto. In questa fase, puoi integrare la ricerca con le keyword SEO riferite al settore di riferimento della tua attività.

    Più il progetto è dettagliato, più è semplice, a partire dalla sua definizione e dalle parole chiave, tradurlo in un nome che resti impresso. Di qualunque progetto si tratti, ti invito, infatti, a provare a descrivere le sue finalità in 5 righe, come se fosse una piccola sinossi, in cui vuoi convincere qualcuno a scegliere quel progetto.

    Questo semplice processo ti sarà utilissimo per mettere a fuoco i suoi aspetti di unicità. Il nome infatti potrebbe essere una metafora di quello che vuoi realizzare con il tuo progetto.
    Come nel caso della challenge Fotosintesi che ho realizzato con la fotografa Melissa Cecchini, durante la quale abbiamo invitato i partecipati a individuare il loro stile, ricercando i loro genitori artistici e realizzando una “sintesi” originale.

     

    Amplia la mappa facendo ricerca.

    A questo punto, se non hai già trovato il nome giusto, amplia la mappa cercando una serie di termini connessi, (anche i più inusuali).

    Potrà esserti utile partire dalle definizioni o magari utilizzare un dizionario etimologico per scendere nelle sfumature della materia e padroneggiarla a pieno.

    Può essere rivelatorio anche lavorare sulle tue caratteristiche o su quelle della persona o della realtà per cui stai progettando. Ci sono tanti esempi di naming tratti da canzoni, espressioni particolari, cibi preferiti, abitudini originali. Insomma, spazio all’immaginazione!

     

    Combina parole e lettere.

    Dopo aver fatto ricerca, prova a lavorare sulle combinazioni, a cambiare una lettera o un gruppo di lettere e a mixare sillabe e parole. Lavorare sulle combinazioni è il metodo più efficace per trovare nomi nuovi e originali.

    Potresti partire dal contesto di riferimento e cercare le parole che contengono le sillabe della tua parola chiave (come nel caso di Caleidoscopy) o parole con suoni simili o assonanti. Puoi giocare anche con parole inglesi, se sono coerenti con il tuo stile e adatte al tuo pubblico.
    La scelta, invece, è d’obbligo se vuoi posizionarti su un mercato internazionale.

    Questa parte del lavoro può sembrare noiosa e impegnativa, ma è quella che ti darà le più grandi soddisfazioni.

    E se ancora non avrai trovato il naming giusto per te, lascia decantare le idee, distraiti e vedrai che il nome giusto arriverà quando meno te lo aspetti, proprio come il vero amore.

    Vuoi affidarmi la scelta del tuo naming?

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    Esempi di brand storytelling: 5 strutture narrative per raccontare le tue storie di brand.

    Esempi di brand storytelling: 5 strutture narrative per raccontare le tue storie di brand.

    Brand storytelling esempi di struttura

     

    Quando si parla di storytelling e brand storytelling ci si riferisce al racconto di storie con una finalità di marketing e comunicazione. Le narrazioni, infatti, sono uno strumento potentissimo, capace d’innescare relazioni ed empatia, di vestire contenuti e prodotti con valori potenti in cui gli altri possano vedersi riflessi.

    Ogni storia che funzioni ha una struttura narrativa, con un incipit, una parte centrale e un finale. In questo articolo ti propongo 5 strutture narrative a cui puoi ispirarti per raccontare le tue storie di brand.

     

    1. Butterfly effect

    Hai presente la teoria secondo la quale un battito d’ali di farfalla dall’altra parte del mondo, può causare un uragano? Si chiama Butterfly Effect e può essere un modo poetico e originale per fare brand storytelling. Potresti, infatti, ricostruire la tua storia a partire dal primo piccolo e, in apparenza insignificante, “battito d’ali”, che ti ha portato a sviluppare il tuo progetto.

    Non devi fare una ricostruzione storica fedele, ma pensare a un momento topico o simbolico, a una fortuita coincidenza, alla scintilla di magia che potrebbe averti condotto dove sei adesso. Prova a unire i puntini e andare a ritroso, per rintracciare quel giorno che ti ha cambiato la vita.

    Il segreto per sfruttare al meglio questa struttura è quello di vestire d’importanza un momento che assume un significato simbolico profondo solamente in retrospettiva. Per esempio un regalo ricevuto che ti ha aperto le porte per un nuovo hobby diventato, nel tempo, una grande passione. Oppure un evento che ha creato uno spartiacque fra la tua vita “prima” e la tua vita “dopo”.

     

    2. Before-after-bridge

    Si tratta di una struttura semplice da replicare, che puoi individuare all’interno di numerosi contenuti diffusi in rete e, in particolare, nelle sequenze di benvenuto di molte newsletterNon ti preoccupare del fatto che sia già stata utilizzata, perché sarà l’originalità della tua storia a fare la differenza.

    Il Before, o prima, è il momento iniziale in cui il protagonista vive il conflitto, cioè un problema che può riguardare la sua sfera interiore o arrivare dal mondo esterno. Per farti un esempio, un conflitto interno è quello vissuto da Siddhartha nell’omonimo libro di Hermann Hesse. In questo caso, la scintilla alla base del dipanarsi degli eventi è la ricerca del modo migliore per vivere la propria esistenza.
    Un conflitto esterno, invece, è presente all’interno dell’adattamento Disney della fiaba de la Sirenetta, in cui Ariel si innamora di un uomo che appartiene a un mondo per lei irraggiungibile.

    Riesci a riconoscere nella tua storia un conflitto?

    L’After, o dopo, è il momento in cui il protagonista ha trovato la soluzione al suo problema e “vive felice e contento”. La struttura BAB ha proprio la particolarità di condurre il lettore con un salto dall’incipit al finale della storia, ponendo l’accento sulla parte centrale del racconto, che racchiude la soluzione al problema del protagonista, e che viene svelata solo dopo.

    A questo punto, potrai ricostruire il collegamento mancante, il Bridge (ponte), mettendo particolare enfasi sulla modalità con cui sei giunto alla risoluzione.

    Puoi usare la formula BAB per raccontare alcune delle trasformazioni che hai vissuto in prima persona, mostrando un momento della tua vita in cui ti sei sentito vulnerabile, arrabbiato, combattuto o bloccato; e il modo in cui l’hai superato.

    In alternativa, se il tuo cliente ideale vive conflitti che non hai vissuto e superato a tua volta, puoi sfruttare questa struttura narrativa per raccontare un tuo caso studio professionale.

     

    3. Presa di posizione

    Questa struttura si dipana a partire da una domanda: “è meglio essere A oppure B?”.

    Il discorso comincia con la contrapposizione di due posizioni: “il mondo si divide in A e B…”, a questo punto si chiariscono e argomentano le due visioni del mondo e, infine, si mostra la propria.

    Si può anche scegliere di non essere né A, né B e assumere una terza posizione, intermedia o laterale rispetto a quelle mostrate.

    È il caso di un monologo di Michela Murgia in cui lei articola il suo discorso attorno alla domanda: “è meglio essere fata oppure strega?”. Partendo da questo interrogativo polarizzante, lei sceglie di essere una morgana e argomenta la sua presa di posizione.

    Se questa struttura ti incuriosisce e vuoi provare ad applicarla, scegli una domanda che sia d’impatto e che metta in luce i valori sui quali si poggia il tuo brand.

     

     4. Circolarità

    In una struttura circolare tutto si fonda su una metafora, una similitudine o un’analogia iniziale, che diventa il fil rouge del discorso.

    La circolarità è un’ottima tecnica per dare un’impronta originale a un tema già affrontato da molti, per semplificare un concetto complesso, per trovare un’apertura e una chiusura del discorso che siano d’impatto e per incuriosire chi legge (o ascolta).

    Troverai tanti esempi di circolarità applicata in video o articoli di approfondimento che trattano temi tecnici o scientifici.

    Un esempio? È il caso di Andrea, il ragazzo che ha creato questo profilo IG.

    Nel suo profilo, Mitologia Moderna, Andrea usa la saggezza dei miti come espediente per condividere pillole di crescita personale.

     

    5. Aspettative disattese

    Se non temi l’autoironia e se si addice al tuo tono di voce, un’altra struttura che puoi utilizzare, per raccontare i tuoi valori di brand, è quella delle aspettative disattese.

    È spesso l’incipit di monologhi comici, in cui i protagonisti della storia o i genitori/fidanzati/amici per loro, nutrono aspettative per il futuro che vengono smentite dal tempo o dall’evolversi degli eventi.

    Questa forma di storytelling è molto interessante e può essere applicata anche a contesti professionali per raccontare “falsi miti” di cui si è stati vittima ed errori di valutazione, condividendo con la propria community i propri fallimenti veri o presunti, gli imprevisti incontrati lungo il percorso, le umane imperfezioni e i fortuiti cambi di rotta.

    In questa struttura, infatti, il punto d’arrivo è una realtà in cui si è fieri di quello che si è realizzato nonostante il percorso tortuoso.

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    Hai aperto da poco la tua P.iva e pensare come una grande azienda ti sembra prematuro?

    La visione di business non è qualcosa di superfluo da rimandare a domani, ma un tassello fondamentale che ti aiuterà a non perdere la rotta, a prendere decisioni coerenti e a trasmettere agli altri la tua autenticità.

    Delineare la tua visione significa assumerti la responsabilità di sognare in grande e progettare in modo realistico, coltivare un tuo pensiero indipendente sul futuro che vorresti contribuire a creare. Significa anche essere abbastanza audace da costruire una strada che sia solo tua, lottare contro il “si è sempre fatto così”, capire cosa vuol dire per te essere realizzato e mettere le basi per un’organizzazione del tempo e della vita su misura.

    Se a un primo sguardo il concetto di visione può sembrare poco concreto, con questo articolo voglio farti riflettere sull’importanza dei sogni e delle riflessioni profonde nel business.
    Scoprirai cos’è la visione, con esempi tratti dalla realtà, e in cosa consiste il modello Be-Do-Have che mi ha cambiato la vita.

     

    Cos’è la visione di business?

     La visione di business è ciò che distingue un freelance da un imprenditore, è il sogno grande, gradissimo che coltiverai giorno dopo giorno attraverso il tuo lavoro.

    Per intenderci, la tua visione di business, in senso stretto, è il tuo perché, è quell’idea, esprimibile attraverso una frase, che dà un senso più profondo al tuo lavoro. La visione supera il concetto di profitto e di performance e veste la tua comunicazione di valori universali in cui i tuoi clienti si possano riflettere.

    Un domani, quando deciderai di delegare alcuni aspetti della tua attività, la tua visione sarà la base valoriale in base alla quale scegliere i tuoi collaboratori, per creare un team coeso e unito da un obiettivo comune: la scintilla della tua cultura aziendale.

    4 vision a cui ispirarti
    4 vision a cui ispirarti

    Il modello che mi ha cambiato la vita

    Qualche anno fa mi sono imbattuta per la prima volta nel modello Be-Do-Have. Vivevo in un monolocale di 15 metri quadri con il mio ragazzo e ammiravo da lontano content creator, imprenditori e nomadi digitali.

    La cosa che pensavo più spesso era: “Io questa cosa non la posso fare perché non ho spazio. Quando avrò più spazio allora potrò…” È innegabile che la situazione fosse limitante, ma i miei pensieri lo erano ancora di più.

    È opinione comune credere che “l’avere” sia il punto di partenza per realizzare qualunque cosa e, forse, credi anche tu che senza lo spazio, l’attrezzatura, le risorse sia impossibile essere chi vorresti.

    Questo modello di pensiero, però, ti porta a concentrarti su quello che non hai e vivere in una costante sensazione di scarsità, invece che porre l’attenzione su quello che puoi già fare con i mezzi a tua disposizione.

    Il modello Be-Do-Have, teorizzato da Stephen Covey nel suo libro The 7 Habits of Highly Effective People, ti invita a cambiare prospettiva, a spostare il focus sull’essere e coltivare una mentalità imprenditoriale.

    Quello che ti serve, infatti, non si materializzerà per magia o per fortuna, ma, grazie a una visione solida che ti permetterà di darti piccoli obiettivi per trasformare una realtà limitante in un’opportunità

     

    Stabilisci la tua rotta.

    Ora immagina la tua visione come il nord di una bussola, che ti permette di muoverti in una direzione precisa, nonostante tutti gli ostacoli sul tuo cammino.

    Se non sai qual è la direzione, come puoi progettare i prossimi passi? Avere una bussola ti permette di non perderti e di fare investimenti mirati in tempo, denaro e formazione, evitando d’indirizzare energie nella direzione sbagliata.

    Sintonizzarti con essa ti dà la motivazione per continuare, le radici solide che ti guideranno attraverso scelte autentiche e coerenti, capaci d’ispirare gli altri e coinvolgerli.

    Nel concreto la visione, come afferma la mia amica Giulia (Job & Life Coach), ti permette di “definire i tuoi progetti in maniera realistica, ma grande.”

    In senso allargato, infatti, la visione non è solo il sogno, ma anche la consapevolezza necessaria per dar forma a un progetto, fatto di: valori, clienti ideali, emozioni, promesse, parole, stile comunicativo e immaginari.

    Di tutti quegli elementi immateriali, essenziali per distinguerti dai tuoi competitor e gettare le fondamenta del tuo brand.

    Ti ho incuriosito? Guarda la diretta che ho tenuto con Giulia sul tema della visione!

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