Esempi di brand storytelling: 5 strutture narrative per raccontare le tue storie di brand.

Esempi di brand storytelling: 5 strutture narrative per raccontare le tue storie di brand.

Brand storytelling esempi di struttura

 

Quando si parla di storytelling e brand storytelling ci si riferisce al racconto di storie con una finalità di marketing e comunicazione. Le narrazioni, infatti, sono uno strumento potentissimo, capace d’innescare relazioni ed empatia, di vestire contenuti e prodotti con valori potenti in cui gli altri possano vedersi riflessi.

Ogni storia che funzioni ha una struttura narrativa, con un incipit, una parte centrale e un finale. In questo articolo ti propongo 5 strutture narrative a cui puoi ispirarti per raccontare le tue storie di brand.

 

1. Butterfly effect

Hai presente la teoria secondo la quale un battito d’ali di farfalla dall’altra parte del mondo, può causare un uragano? Si chiama Butterfly Effect e può essere un modo poetico e originale per fare brand storytelling. Potresti, infatti, ricostruire la tua storia a partire dal primo piccolo e, in apparenza insignificante, “battito d’ali”, che ti ha portato a sviluppare il tuo progetto.

Non devi fare una ricostruzione storica fedele, ma pensare a un momento topico o simbolico, a una fortuita coincidenza, alla scintilla di magia che potrebbe averti condotto dove sei adesso. Prova a unire i puntini e andare a ritroso, per rintracciare quel giorno che ti ha cambiato la vita.

Il segreto per sfruttare al meglio questa struttura è quello di vestire d’importanza un momento che assume un significato simbolico profondo solamente in retrospettiva. Per esempio un regalo ricevuto che ti ha aperto le porte per un nuovo hobby diventato, nel tempo, una grande passione. Oppure un evento che ha creato uno spartiacque fra la tua vita “prima” e la tua vita “dopo”.

 

2. Before-after-bridge

Si tratta di una struttura semplice da replicare, che puoi individuare all’interno di numerosi contenuti diffusi in rete e, in particolare, nelle sequenze di benvenuto di molte newsletterNon ti preoccupare del fatto che sia già stata utilizzata, perché sarà l’originalità della tua storia a fare la differenza.

Il Before, o prima, è il momento iniziale in cui il protagonista vive il conflitto, cioè un problema che può riguardare la sua sfera interiore o arrivare dal mondo esterno. Per farti un esempio, un conflitto interno è quello vissuto da Siddhartha nell’omonimo libro di Hermann Hesse. In questo caso, la scintilla alla base del dipanarsi degli eventi è la ricerca del modo migliore per vivere la propria esistenza.
Un conflitto esterno, invece, è presente all’interno dell’adattamento Disney della fiaba de la Sirenetta, in cui Ariel si innamora di un uomo che appartiene a un mondo per lei irraggiungibile.

Riesci a riconoscere nella tua storia un conflitto?

L’After, o dopo, è il momento in cui il protagonista ha trovato la soluzione al suo problema e “vive felice e contento”. La struttura BAB ha proprio la particolarità di condurre il lettore con un salto dall’incipit al finale della storia, ponendo l’accento sulla parte centrale del racconto, che racchiude la soluzione al problema del protagonista, e che viene svelata solo dopo.

A questo punto, potrai ricostruire il collegamento mancante, il Bridge (ponte), mettendo particolare enfasi sulla modalità con cui sei giunto alla risoluzione.

Puoi usare la formula BAB per raccontare alcune delle trasformazioni che hai vissuto in prima persona, mostrando un momento della tua vita in cui ti sei sentito vulnerabile, arrabbiato, combattuto o bloccato; e il modo in cui l’hai superato.

In alternativa, se il tuo cliente ideale vive conflitti che non hai vissuto e superato a tua volta, puoi sfruttare questa struttura narrativa per raccontare un tuo caso studio professionale.

 

3. Presa di posizione

Questa struttura si dipana a partire da una domanda: “è meglio essere A oppure B?”.

Il discorso comincia con la contrapposizione di due posizioni: “il mondo si divide in A e B…”, a questo punto si chiariscono e argomentano le due visioni del mondo e, infine, si mostra la propria.

Si può anche scegliere di non essere né A, né B e assumere una terza posizione, intermedia o laterale rispetto a quelle mostrate.

È il caso di un monologo di Michela Murgia in cui lei articola il suo discorso attorno alla domanda: “è meglio essere fata oppure strega?”. Partendo da questo interrogativo polarizzante, lei sceglie di essere una morgana e argomenta la sua presa di posizione.

Se questa struttura ti incuriosisce e vuoi provare ad applicarla, scegli una domanda che sia d’impatto e che metta in luce i valori sui quali si poggia il tuo brand.

 

 4. Circolarità

In una struttura circolare tutto si fonda su una metafora, una similitudine o un’analogia iniziale, che diventa il fil rouge del discorso.

La circolarità è un’ottima tecnica per dare un’impronta originale a un tema già affrontato da molti, per semplificare un concetto complesso, per trovare un’apertura e una chiusura del discorso che siano d’impatto e per incuriosire chi legge (o ascolta).

Troverai tanti esempi di circolarità applicata in video o articoli di approfondimento che trattano temi tecnici o scientifici.

Un esempio? È il caso di Andrea, il ragazzo che ha creato questo profilo IG.

Nel suo profilo, Mitologia Moderna, Andrea usa la saggezza dei miti come espediente per condividere pillole di crescita personale.

 

5. Aspettative disattese

Se non temi l’autoironia e se si addice al tuo tono di voce, un’altra struttura che puoi utilizzare, per raccontare i tuoi valori di brand, è quella delle aspettative disattese.

È spesso l’incipit di monologhi comici, in cui i protagonisti della storia o i genitori/fidanzati/amici per loro, nutrono aspettative per il futuro che vengono smentite dal tempo o dall’evolversi degli eventi.

Questa forma di storytelling è molto interessante e può essere applicata anche a contesti professionali per raccontare “falsi miti” di cui si è stati vittima ed errori di valutazione, condividendo con la propria community i propri fallimenti veri o presunti, gli imprevisti incontrati lungo il percorso, le umane imperfezioni e i fortuiti cambi di rotta.

In questa struttura, infatti, il punto d’arrivo è una realtà in cui si è fieri di quello che si è realizzato nonostante il percorso tortuoso.

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Brand personality: 12 archetipi per trovare il tuo stile comunicativo

Brand personality: 12 archetipi per trovare il tuo stile comunicativo

Brand personality e archetipi di brand

Se non hai ancora letto l’articolo: “Cos’è la brand personality e come Giulia ha dato luce alla sua”, ti consiglio di cominciare da lì, dove ti parlo di altri due strumenti per trovare il tuo stile comunicativo. Qui, invece, approfondiremo insieme il tema dei brand archetypes o archetipi di brand.

Jung definisce gli archetipi come un’eredità psicologica inconscia. Modelli ricorrenti di pensiero e comportamento che ci aiutano a comprendere la realtà. Figure che fanno parte delle storie che raccontiamo da quando, per la prima volta, attorno a un fuoco, abbiamo sentito l’esigenza di comunicare dei messaggi e tramandarli; che si sono evolute con l’evolvere delle società mantenendo inalterati i loro tratti principali.

Nell’ambito del branding gli archetipi, assieme ad altre tecniche, ti aiutano a visualizzare la tua identità di brand dandole la forma e la concretezza di un personaggio, a differenziarti, a mettere a fuoco i tuoi messaggi per creare una connessione più autentica con chi ti segue. Puoi sceglierne fino a tre e dosarli in modo diverso per distillare la tua essenza comunicativa e individuare i tuoi elementi di unicità. O decidere di svegliarne uno sopito per incarnare, nella tua comunicazione o nel tuo business, una precisa caratteristica di cui senti di aver bisogno, in questo preciso momento.

 

I 12 archetipi

I brand archetypes sono 12 e si rifanno alla teoria di Jung, differenziandosi in base a 12 desideri/bisogni radicati nel nostro essere umani, che ti schematizzo brevemente qui sotto.

 

  • Liberazione > Il ribelle
  • Potere > Il mago
  • Comando > L’eroe
  • Intimità > L’amante
  • Godimento > Il giullare
  • Appartenenza > L’uomo comune
  • Servizio > Il care-giver
  • Controllo > Il sovrano
  • Innovazione > Il creatore
  • Protezione > L’innocente
  • Conoscenza > Il saggio
  • Libertà > L’esploratore

Gli archetipi si suddividono in 4 aree in base ai loro moventi.

Infografica brand archetypes

1. Ricerca di ordine e progettualità

Il sovrano, il care-giver e il creatore appartengono all’area della ricerca di ordine e progettualità.

Nel caso del sovrano questa ricerca di ordine si traduce nel tentativo di mantenere il suo status e lo status quo, come nel caso di brand di lusso che cercano di preservare il fascino senza tempo dei loro prodotti, elevandoli a oggetti iconici.

Il care-giver si occupa degli altri per vocazione, offrendo a persone, gruppi, animali in difficoltà, una struttura che possa aiutarli ad emanciparsi. In questo archetipo possono riconoscersi,  gli enti di volontariato, comunità di recupero o brand con un forte impegno sociale, che cercano di prendere in mano le redini, lì dove ci sono situazioni di scarsa tutela.

Per il creatore, invece, struttura equivale a progettualità. La sua ricerca di ordine è sia nel metodo che gli consente di innovare la sua realtà, sia nel modo in cui questa innovazione ha impatto su quella realtà, cambiandola e fornendo una nuova chiave interpretativa.

2. Ricerca di connessione con gli altri

L’amante, il giullare e l’uomo comune nel muoversi nella direzione dei loro desideri ricercano una connessione con gli altri.

L’amante trova questa connessione nel rapporto uno a uno con la persona amata, ricercando momenti di intimità e condivisione. Un brand “amante” può essere, per esempio, un brand che si occupa di organizzare eventi speciali o un fotografo che, nel ritrarre il suo soggetto, ha bisogno di creare sintonia e mettere a suo agio la persona che ha di fronte.

L’uomo comune crea facilmente connessioni paritarie con gli altri e ricerca l’appartenenza a un gruppo. A caratterizzarlo è una forte empatia e la sua capacità di mostrarsi senza filtri e mettersi in gioco in modo autentico. Comunicano come “l’uomo comune” i brand “della porta accanto”, che non fanno false promesse, né giri di parole e che hanno un’immagine poco editata.

Il giullare crea relazioni interpersonali basate sull’ironia e sul divertimento, portando sempre gioia e ilarità. Spesso ci si limita a vederlo come un “buffone”, ma il suo ruolo di collante e portatore di leggerezza è prezioso per qualsiasi gruppo. La comunicazione del giullare è irriverente e senza peli sulla lingua.

3. Desiderio di libertà e indipendenza

L’innocente, il saggio e l’esploratore tendono verso la libertà e indipendenza, spinti da motivazioni diverse.

L’innocente tende a fuggire dalla realtà per immaginare un mondo proprio, che lo faccia sentire al sicuro dalle responsabilità e dalle brutture del mondo reale. Nella comunicazione l’innocente usa lo storytelling per creare attorno a sé atmosfere sognanti e suggestive. 

Il saggio si mette costantemente in discussione, cercando libertà e indipendenza di pensiero, attraverso la formazione e l’apertura mentale. Si pone come un mentore e non come un guru, attirando attorno a sé persone che, come lui, vogliono raggiungere una maggiore consapevolezza di sé e del mondo.

L’esploratore brama una libertà ai limiti del rischio e del pericolo: la libertà di muoversi attraverso il mondo e fare esperienze originali senza porsi limiti. Comunica agli altri la sua vita appagante, ispirando le persone che lo seguono a vivere nuove emozionanti avventure.

4. Desiderio di lasciare il segno

L’obiettivo che guida il ribelle, il mago e l’eroe è quello di lasciare un segno.

Nel caso del ribelle, questa ricerca si concretizza in lotte sul campo per ribaltare un ordine precostituito. Il ribelle vuole “fare la storia”, ma non ambisce a veder riconosciuto il suo nome, perché il fine ultimo non è il suo ego, ma la trasformazione che vuole realizzare. Nella sua comunicazione, prende posizione senza paura, dividendo le folle. 

Il mago è un visionario capace di immaginare un futuro diverso. La potenza della sua visione lo guida ogni giorno a cambiare il suo presente per tendere al suo sogno. La sua forza d’animo e la sua perseveranza gli consentono di realizzare vere  “magie”. La sua comunicazione ispira gli altri, invitandoli a essere, come lui, visionari, perché il mago sa che solo agendo sul proprio “essere”, potrà plasmare la sua realtà e lasciare il segno. 

 L’eroe si imbarca in un percorso difficile di trasformazione che gli permette di mettersi alla prova, muoversi oltre la sua zona di comfort per maturare abilità e capacità fisiche e mentali. È questa sua perizia che gli permette di raggiungere posizioni di comando e lasciare un segno.
La sua comunicazione è vigorosa e chiara, incita gli altri a compiere il suo stesso viaggio, raccontandolo come un percorso difficile, ma capace di regalare soddisfazioni impagabili. 

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Con questo articolo do il via al nostro viaggio alla scoperta del branding archetipico, che ci porterà ad approfondire tutti i dodici archetipi, uno per uno per trovare quelli che più ti rappresentano.

Se hai trovato interessante questo articolo, mettiti subito alla prova con il test gratuito che ti propongo qui sotto 🙂

 

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Cos’è la brand personality e come Giulia ha dato luce alla sua.

Cos’è la brand personality e come Giulia ha dato luce alla sua.

Cos'è la brand personality?

La brand personality o personalità di brand è l’insieme di quelle caratteristiche che rendono un brand più umano e capace di suscitare emozioni di affezione e fedeltà.

Quante volte ti capita di chiederti come dovresti comunicare online? Se una parola sia giusta o sbagliata e se stai trasmettendo un messaggio allineato alla tua immagine?
Codificare la personalità del tuo brand ti permette di avere più chiarezza, non confondere il tuo stile con quello dei tuoi concorrenti e differenziarti.
Insomma, con una personalità definita e una strategia di marketing efficace, sei in una botte di ferro!

Il primo passo in questo viaggio è quello di vedere il tuo brand e la tua nicchia come mondi e persone concreti, come se fossero lì, davanti ai tuoi occhi, e potessi descriverli.
Più acquisirai consapevolezza della tua unicità e più sarai in grado di rispondere a bisogni reali, in un modo originale e riconoscibile.

L’obiettivo non è irrigidirti in schemi e griglie! Bastano pochi elementi fissi attorno ai quali sperimentare e tessere trame comunicative utili ed emozionanti.

 

Da cosa cominciare per trovare la tua brand personality?

  1. Dal tuo perché. Perché hai deciso di proporti online e creare il tuo brand? Qual è quella scintilla che ti anima e che ti tiene sveglio di notte? Quali sono i pregi che i tuoi amici e i tuoi clienti ti riconoscono?
  2. Un secondo aspetto da non sottovalutare è l’identikit del tuo cliente ideale. A chi vuoi dedicare il tuo tempo e le tue competenze? Quali emozioni vuoi che provi mentre fa esperienza dei tuoi contenuti e servizi/corsi/prodotti. A quali bisogni fondamentali stai offrendo risposte?
  3.  Infine dovresti chiederti quali sono i valori che vuoi trasmettere con la tua comunicazione.

Strumenti creativi per visualizzare il tuo brand “in carne o ossa”.

Questi aspetti vanno a costruire le fondamenta del tuo brand, ma non ti aiutano a visualizzarlo e immedesimarti quando, nell’atto pratico, vuoi dare vita alla tua strategia o ai tuoi contenuti.

Per questo motivo possono arrivarti in soccorso strumenti creativi e divergenti, che sono di estrema utilità per raggiungere quella chiarezza che cerchi.
Non fare l’errore di sottovalutarli e tralasciarli perché ti sembrano “astratti”, non c’è niente di più sbagliato! Saranno proprio loro, infatti, a dare concretezza alla tua comunicazione.

Se non ti ho ancora convinto puoi chiedere a Giulia, che ha intrapreso un percorso di definizione della propria identità di brand con me e che si è trovata di fronte a un percorso più denso e profondo di quanto non si aspettasse. Lei, che per lavoro si occupa di visione di business (e altre cose fantastiche che rientrano sotto la qualifica di Job & Life Coach).

Con Livia ho ripensato la mia Brand Identity partendo dai fondamentali, e non potrei esserne più felice!
Livia ha saputo guidarmi e ascoltarmi, estrapolare le parti più importanti e profonde della mia identità come brand e poi inserirle in un’identità grafica coerente, che mi fa battere il cuore.
Ha creato per me logo, pattern e icone sfruttando strumenti divertenti e utili per carpire i più profondi segreti del “cosa faccio e come”. Grazie a lei ho compreso di avere nuovi punti di forza, sono più sicura nel mio percorso e ho anche un logo da paura.
Consigliata? Al 100%!

Giulia Borzumati

Job & Life Coach

Quali sono questi misteriosi strumenti?

Analogie

E se il tuo brand fosse un dinosauro? No, non sto scherzando (o forse, un po’ sì).
D’accordo questa analogia è un po’ estrema, ma è funzionale a farti capire quali sono le regole del gioco. Sostituisci a dinosauro la parola che preferisci e che meglio potrebbe aiutarti a delineare le fattezze del tuo brand.

Se, come nel caso di Giulia, è fondamentale per te comunicare una precisa atmosfera, potresti immaginare il tuo progetto come un luogo da descrivere in tutti i suoi più minuziosi dettagli.

Oppure? Un oggetto magico, un cibo, un personaggio famoso, un bel ricordo d’infanzia.
Divertiti e spazia non la fantasia!

Brainstorming

Quando hai trovato le tue immagini, armati di carta e penna e scrivi tutto quello che ti viene in mente: aggettivi, sensazioni, dettagli, nella forma di una nuvola di parole che prendono spazio sul foglio o, se proprio sei di quelli che voglio vedere tutto ordinato, ti è concesso anche l’elenco di parole.

È tassativo, però, che non intervenga nessuna censura e che tu scriva davvero tutto quello che si manifesta fra i tuoi pensieri.
Imposta un timer di 5 o 10 minuti e, a tempo scaduto, cerchia le immagini e le ispirazioni che ti fanno battere il cuore.  È così che la fiamma del logo di Giulia è nata, la candela ha preso spazio e l’immagine di accoglienza e atmosfera cozy si sono trasformate negli elementi della foglia che danza nell’aria e nelle mani, che hanno caratterizzato il suo alfabeto grafico. 

Avevi immaginato che dietro alla personalità di un brand potesse nascondersi tutta questo?
C’è ancora un altro strumento misterioso, utilissimo per definire la brand personality, ma, per la sua complessità, richiede uno spazio tutto suo.

Sei curioso? Lo trovi qui:
Brand personality: 12 archetipi per trovare il tuo stile comunicativo
Qui, invece, trovi l’articolo che Giulia ha scritto sul nostro percorso assieme.

Oppure puoi metterti subito alla prova con il test gratuito sugli archetipi che ti propongo qui sotto 🙂

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